Come è iniziata e come è andata avanti nel tempo in questi 40 anni la storia del Corso Biblico di Caserta condotto dal dott. Luigi Panico.
Al pensionamento del Vescovo Roberti, succedette sulla cattedra casertana Mons. Francesco Cuccarese, pastore caratterizzato da profonda giovialità, bontà e spirito di accoglienza. Sotto il suo episcopato, la comunità si trasferì presso la Chiesa Cattedrale: il presbitero Di Lella ricevette la nomina di Canonico Penitenziere, mentre il gruppo della Lectio Divina trovò collocazione in un locale attiguo, con accesso da via San Giovanni. Nonostante si trattasse di un ambiente strutturalmente disagevole — freddo, privo di luce naturale e dall’acustica inadeguata —, fu precisamente in quello spazio che il gruppo biblico assunse la fisionomia che tuttora lo caratterizza: un popolo unito e radunato attorno alla Parola di Dio. Le attività esegetiche ebbero inizio con lo studio sistematico del Vangelo secondo Matteo. In quel periodo, la parrocchia della Cattedrale era guidata dal presbitero don Antonio Pasquariello, uomo di profonda fede che accolse il gruppo con paterno affetto, sostenendolo costantemente con stima, incoraggiamento e fraterna vicinanza.
A seguito del trasferimento di Mons. Cuccarese alla sede arcivescovile di Pescara-Penne, giunse a Caserta Mons. Raffaele Nogaro, autentico uomo di Dio e profeta sia nell’annuncio della Parola sia nelle scelte pastorali. Sin dal principio si stabilì una profonda e immediata sintonia tra il nuovo Pastore e la comunità, al punto che il Vescovo Nogaro prese parte, in diverse occasioni, agli incontri biblici. L’andamento costantemente crescente del numero dei partecipanti rese necessario il trasferimento delle attività nella più capiente Sala Giovanni Paolo II. In questa fase, per agevolare la partecipazione di quanti, a causa degli impegni lavorativi, non potevano presenziare nelle prime ore della sera, si dispose la divisione del gruppo in due distinte sessioni settimanali: il martedì alle ore 19:00 e il giovedì alle ore 20:00.
Il naturale decorso del tempo condusse, in seguito, al contestuale pensionamento sia del Vescovo Nogaro sia del parroco don Antonio Pasquariello. Alla guida della diocesi subentrò Mons. Pietro Farina, alla cui prematura scomparsa seguì la nomina di Mons. Giovanni D’Alise; la cura della parrocchia della Cattedrale venne invece affidata al presbitero don Vincenzo De Caprio. In concomitanza con tale transizione, l’avvio di improrogabili lavori di restauro all’interno della Cattedrale impose lo spostamento di tutte le attività liturgiche nella vicina cappella del Seminario Vescovile. Tale contingenza richiese la movimentazione di tutte le sedie disponibili, incluse quelle in dotazione alla Sala Giovanni Paolo II. Pur di non sospendere gli incontri — e nell’aspettativa, allora comunicata, di un disagio limitato a un massimo di tre settimane —, i partecipanti accettarono di seguire le lezioni in piedi o seduti sul pavimento.
Tuttavia, il protrarsi di tale condizione oltre la sesta settimana indusse la comunità a richiedere l’ospitalità dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose. Il direttore, il presbitero don Nicola Lombardi, accolse l’istanza con estrema disponibilità e calore, garantendo l’uso dei locali situati al primo piano o, in subordine, del Salone Sant’Augusto al secondo piano. In ragione di questo trasferimento, lo scrivente ritenne doveroso e istituzionalmente corretto presentarsi al nuovo Pastore, Mons. D’Alise. Previa consultazione con il custode del palazzo vescovile, il signor Filiberto, circa le modalità di ricevimento, lo scrivente si recò un mercoledì mattina, alle ore 08:45, presso la segreteria episcopale. All’apertura degli uffici, intorno alle ore 09:00, il segretario signor Michele Rossi registrò le generalità e le motivazioni della richiesta, invitando all’attesa. Tale attesa si protrasse, in posizione ortostatica, fino alle ore 12:30, momento in cui il segretario, nel congedare lo scrivente, assicurò che avrebbe telefonato nel corso del pomeriggio per comunicare la data del formale colloquio con il Vescovo; a tale promessa non fece tuttavia seguito alcuna comunicazione telefonica, né vi furono successivi tentativi di incontro.
Poco tempo dopo, durante lo svolgimento della sessione del martedì nel Salone Sant’Augusto, intorno alle ore 19:30, il custode Filiberto, visibilmente scosso, comunicò l’ordine scritto del Vescovo di sgomberare immediatamente i locali, negando persino la possibilità di concludere la lezione in corso. Nel segno dell’obbedienza, il gruppo lasciò la struttura. Il giorno seguente, il presbitero don Nicola Lombardi confermò telefonicamente allo scrivente, con evidente dispiacere, la ricezione di una formale disposizione vescovile che vietava tassativamente la concessione dei locali dell’Istituto a soggetti “estranei”. La successiva constatazione che altre realtà aggregative continuavano a usufruire regolarmente di quegli spazi rese evidente come il provvedimento fosse indirizzato esclusivamente al gruppo biblico.
Trovatisi improvvisamente privi di sede, i membri della comunità si rivolsero al Vescovo emerito Mons. Raffaele Nogaro, il quale manifestò immediata e gioiosa accoglienza paterna, offrendo come sede la propria domus ecclesiae, dove tuttora si raduna il gruppo del martedì. Per quanto concerne la sessione del giovedì, a motivo dell’orario più tardo, fu richiesta l’ospitalità al presbitero don Antonello Giannotti, parroco del Buon Pastore. La parrocchia concesse immediato asilo, rivelandosi un autentico pandocheion: una casa aperta a tutti, dove il concetto stesso di “estraneo” risulta del tutto sconosciuto.
Si conclude la presente memoria ricordando il prezioso e costante contributo dell’amico Pierluigi Grassi, il quale, sin dalla costituzione del gruppo del giovedì, assicura la registrazione e la pubblicazione settimanale delle lezioni sulla piattaforma digitale YouTube, consentendo la fruizione dei contenuti anche a distanza.
Nota terminologica dello scrivente: Si chiede indulgenza per l’uso reiterato del termine “presbitero” in luogo di quello, più comune, di “sacerdote”. Tale scelta risponde a un criterio di fedele ubbidienza alla Sacra Scrittura — intesa come unica norma non normata della Chiesa Cattolica —, la quale riserva la dignità e il titolo sacerdotale unicamente a coloro che sono consacrati nel battesimo del Signore (cfr. Gv 17,17 e segg.).
